X Utilizziamo i cookie per essere sicuri di offrirti la migliore esperienza sul nostro sito. Per maggiori informazioni clicca qui.

APPROFONDIMENTI E CURIOSITA'

I DISTURBI D'ANSIA

  1. Introduzione

  2. Il trattamento dei disturbi d’ansia

  3. Disturbo di panico

  4. Agorafobia

  5. Disturbo d’ansia sociale (Fobia sociale)

  6. Disturbo d’ansia generalizzata

  7. Fobie specifiche

Introduzione

L’ansia consiste in uno stato di tensione emotiva, di apprensione, una percezione soggettiva di allarme e imminente pericolo. Essa si accompagna ad uno stato di attivazione fisiologica mediata dal sistema nervoso autonomo,  che si traduce in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza respiratoria, dei  battiti  cardiaci, della sudorazione … che insieme costituiscono la cosiddetta risposta “attacco – fuga”  vale a dire l’organismo si prepara a combattere o fuggire. L’ansia dunque rappresenta una risorsa, una  condizione fisiologica, che consente di mantenere uno stato di allerta e, in situazioni di pericolo, di rispondere con prontezza, di proteggere l’organismo dai rischi, di migliorare le prestazioni e garantire così la sopravvivenza. 
Se in giuste dosi e nelle situazioni appropriate è molto preziosa e consente di superare al meglio gli ostacoli, quando è eccessiva ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione, si è di fronte ad un’ansia patologica che peggiora le prestazioni e causa disagio e difficoltà nell’affrontare anche le situazioni più comuni, con notevoli ripercussioni sulla qualità della vita. L’ansia patologica nasce ed è mantenuta da una sopravvalutazione dei segnali di pericolo (interni o esterni) e una sottovalutazione delle proprie capacità di affrontarli. Quando il pericolo non è reale, ma nasce da una percezione distorta, l’ansia non è una risposta appropriata in quanto nessun comportamento potrà bloccare un pericolo inesistente. L’individuo si trova a vivere in una situazione di ipervigilanza e sperimenta un costante bisogno di controllo nel tentativo di prevedere e scongiurare le situazioni temute, ma dal momento che non è possibile controllare ogni cosa, si sfinisce senza tuttavia sentirsi mai al sicuro.

Il DSM V  individua i seguenti disturbi d’ansia: ansia da separazione, mutismo selettivo, fobia specifica, disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), disturbo di panico, agorafobia, disturbo d’ansia generalizzata, disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci, disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica, disturbo d’ansia con altra specificazione, disturbo d’ansia senza specificazione.

Il trattamento dei disturbi d’ansia

Per quanto riguarda il trattamento dei disturbi d’ansia, vari studi individuano nella psicoterapia Cognitivo Comportamentale la terapia d’elezione. Nella maggior parte dei casi la psicoterapia da sola è in grado di risolvere il problema, ma alcune volte, quando la situazione è molto strutturata e la sofferenza è particolarmente elevata,  può essere necessario un trattamento farmacologico da associare alla psicoterapia. Affidarsi unicamente alla terapia farmacologica può essere una strada, ma in base a vari studi si è appurato che la ricaduta è molto più frequente laddove non si è seguito un percorso psicoterapeutico. La terapia Cognitivo Comportamentale permette di acquisire consapevolezze e strumenti che poi possono essere utilizzati autonomamente nel corso della vita.

Disturbo di panico

E’ affetta da tale disturbo la persona che ha  ricorrenti attacchi di panico, e che  per  la maggior parte del tempo è in preda alla paura per la possibile comparsa di altri  attacchi o per le loro conseguenze. E’ presente una significativa alterazione disadattiva del comportamento con la finalità di scongiurare altri attacchi di panico come ad esempio l’evitamento di determinate situazioni ansiogene o dell’attività fisica. L’attacco di panico è costituito da sensazioni sgradevoli e da un intollerabile livello di paura in situazioni in cui la maggior parte delle persone non proverebbe paura o malessere. A livello fisiologico, durante l’attacco di panico, l’attivazione che accompagna normalmente gli stati emotivi, raggiunge livelli elevati e interessa tutte le funzioni del corpo.  Si possono presentare i seguenti sintomi: respiro affannoso, sensazione di soffocamento o di mancanza di aria, tachicardia, vampate di caldo o di freddo, innalzamento della pressione sanguigna, vertigini, sudorazione, tremore, senso di costrizione o dolore al torace, visione annebbiata, tensione muscolare, sensazione di svenimento imminente, formicolio a mani  e piedi, nausea, accavallamento dei pensieri, debolezza alle gambe, impressione che le cose intorno non siano reali, paura di morire o di impazzire. Il primo attacco si manifesta di solito in presenza di una forte pressione emotiva o in seguito a fattori stressanti psicologici (divorzio, problemi finanziari, malattie di familiari, lutti, tensioni sul lavoro),  o fattori stressanti fisici ( malattie, esaurimento da troppo lavoro, uso di alcolici o droghe, mancanza di sonno, diete drastiche, temperatura ambientale elevata).

Agorafobia

E’ una paura irragionevole e persistente (almeno 6 mesi) di ogni posto pubblico o di ogni spazio aperto da cui è difficoltoso o imbarazzante allontanarsi o ottenere aiuto in caso di un attacco di panico o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti (per esempio per gli anziani la paura di cadere o dell’incontinenza). In effetti molte persone che soffrono di attacchi di panico prima o poi iniziano ad evitare alcune situazioni,  o perché temono che queste possano scatenare l’attacco, o perché temono di fare una brutta figura nel caso in cui dovessero stare male, o infine perché pensano che  avere un attacco di panico in quella situazione potrebbe essere pericoloso (ad esempio guidare). I luoghi fisici temuti sono per lo più mezzi di trasporto (treno, automobile, autobus, aereo, nave), ristoranti, supermercati, discoteche, cinema o altri posti di ritrovo affollati, autostrade, strade con intenso traffico, ponti, gallerie. Le persone sperimentano un impellente desiderio di allontanarsi e tornare a casa o in altro luogo sicuro quando sentono salire l’ansia. La presenza di un accompagnatore rende più tollerabile la situazione. Nonostante  l’etimologia della parola agorafobia indichi la paura degli spazi aperti, in realtà anche spazi ristretti come gli ascensori, le banche, le docce possono provocare i sintomi dell’agorafobia. L’evitamento delle situazioni temute non fa che rinforzare la convinzione di non essere in grado di affrontarle e aumenta sempre più la paura.


Disturbo d’ansia sociale (Fobia sociale)

Il disturbo è  caratterizzato da una paura o ansia  irrazionali, marcate e persistenti (almeno 6 mesi o più), legata a situazioni sociali. 
Chi è affetto da tale disturbo teme il giudizio negativo degli altri e sperimenta un forte disagio quando per qualsiasi motivo si trova ad essere al centro dell’attenzione o anche semplicemente quando si trova in mezzo agli altri. In particolare teme che le altre persone  si possano accorgere che è in ansia (teme di  tremare o arrossire), oppure teme che possa apparire goffo o possa fare o dire qualcosa di sbagliato così da essere giudicato inadeguato. Alcuni temono che gli altri possano trovarli sgradevoli e criticare particolari caratteristiche del loro aspetto. 
Chi soffre di questo disturbo affronta le interazioni con gli altri con estremo disagio e ansia (che a volte può sfociare in un attacco di panico), oppure le evita. Le situazioni che creano più imbarazzo di solito sono: parlare in pubblico, firmare davanti agli altri, partecipare ad una festa, mangiare o bere in pubblico, usare il telefono in presenza di altre persone. IL DSM V prevede una specificazione “legata solo alla performance” utilizzabile quando la paura è limitata al parlare o all’esibirsi in pubblico.

Disturbo d’ansia generalizzata

 

E’ caratterizzato da apprensione ed ansia persistente, diffusa  (riguardante cioè numerosi eventi e situazioni), ed eccessiva rispetto alle circostanze. Tutti possono sperimentare ansia in certe condizioni di stress, ma chi soffre di questo disturbo prova un’ansia eccessiva, dilagante, scarsamente controllabile che può interferire notevolmente sulla qualità della vita. La persona che ne soffre presenta i seguenti sintomi: tensione persistente, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, impressione di vuoto mentale, incapacità di rilassarsi, tensione muscolare a volte accompagnata da dolore, difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli, facile scoraggiamento. E’ caratteristica anche una tendenza al rimuginio su possibili disgrazie, fallimenti, catastrofi incombenti riguardanti sé o gli altri significativi. Si tratta di un disturbo molto comune riguardante, secondo alcuni studi, fino al 3% della popolazione. Per quanto riguarda le cause, i fattori principali alla base di questo disturbo sono essenzialmente tre:

  • la personalità caratterizzata da un’emotività di base, dalla tendenza a preoccuparsi e da un forte senso di responsabilità;

  • lo stress legato a particolari eventi di vita. Qualunque tipo di cambiamento  o problema richiede un adattamento che comporta stress. Una serie di eventi o  un unico grande evento difficile può superare la normale capacità di adattamento dell’individuo e rappresentare una forte minaccia  che finisce con il generare ansia;

  • la propria personale interpretazione del mondo. Chi soffre di questo disturbo ha la tendenza a sentirsi in pericolo, ad interpretare come minaccioso tutto ciò che succede. Ad esempio se un amico è in ritardo è più propenso a pensare ad una disgrazia piuttosto che ad un banale contrattempo. Questa visione del mondo si costruisce sulla base di precedenti esperienze stressanti, sulla base di insegnamenti e comportamenti dei genitori o di persone importanti.

Fobie specifiche

La fobia specifica è caratterizzata da un’ansia persistente, irrazionale e sproporzionata provocata dall’esposizione a un oggetto o a una situazione specifici che non rappresentano una reale minaccia. La persona generalmente riconosce che la paura è irragionevole e eccessiva ma non riesce comunque a controllarla e mette in atto  condotte di evitamento sistematico dell’oggetto o della situazione temuti.  Tali condotte lungi dall’essere una soluzione, in realtà rappresentano un potente meccanismo di mantenimento del problema, in quanto ingigantiscono la paura e evitamento dopo evitamento, cresce la sfiducia nella propria capacità di affrontare la situazione o l’oggetto temuti. La diagnosi si pone quando la paura, l’ansia o l’evitamento durano per sei mesi o più  e causano un marcato disagio e interferenza nel funzionamento sociale, lavorativo e in altre aree importanti. Le fobie specifiche assumono denominazioni diverse a seconda dell’oggetto o situazione cui si riferiscono. Le più comuni sono: acrofobia (altezze), aerofobia (volo), aracnofobia (ragni), astrofobia (lampi), emofobia (sangue), claustrofobia (spazi chiusi), musofobia (topi), rupofobia (sporcizia)…

                                                                                         D.ssa Roberta Bracci